Beata Madre Maria del’Incarcazione Rosal

Madre María Encarnación Rosal, prima guatemalteca beatificata, fu scelta per continuare il carisma del Beato Pedro de San José Betancourt, fondatore dell’Ordine Betlemita, il primo ordine latinoamericano. Oggi il suo frutto permane nelle Suore Betlemite… da una omelia di San Giovanni Paolo II

Vincenza Rosal, la giovane che alcuni mesi prima aveva salutato suo padre e suo fratello nella sala del Convento, lasciando dietro di sé la sua famiglia e un avvenire promettente, è nel coro del Convento a prepararsi per una cerimonia che segnerà la sua vita per sempre: vestirà l’abito dell’Ordine Betlemita nella città di San Giacomo dei Cavalieri di Guatemala. Durante la cerimonia cambierà il suo nome con quello di Maria dell’Incarnazione del Sacro Cuore.

Era il 16 luglio del 1838, giorno radioso per l’Istituto betlemita per tutte le risonanze che avrà la vita di questa giovane negli sviluppi della sua storia.

Ella cominciava la sua vita religiosa nel Beaterio di Betlem, ultimo bastione dell’Ordine Betlemita, i cui ospedali e scuole erano famosi in America per la carità che in essi si esercitava, Ordine che fu soppresso poi nel 1820, da parte della monarchia spagnola.

Vincenza Rosal, Madre Maria dell’Incarnazione, nasce in Quezaltenango, Guatemala, il 26 ottobre 1820 ed è battezzata il giorno seguente. I suoi genitori sono Don Emanuele Incarnazione Rosal e Donna Geltrude Leocadia Vàsquez. Da essi la bambina impara l’amore verso l’Eucaristia, la devozione a Nostra Signora e un tenero amore verso i suoi simili.

Nella famiglia e nella scuola della sua città, Vincenza riceve l’istruzione consentita a d una donna della sua epoca e, grazie all’ambiente colto dei suoi, la giovane familiarizza con quanto può significare cultura e progresso spirituale.

A metà dell’anno 1837, Vincenza sperimenta in se stessa il risveglio di molte inquietudini spirituali e il desiderio di consacrarsi al Signore comincia a maturare in lei. Giovanissima, Vincenza sperimenta l’azione dello Spirito di Dio ed è convinta di appartenergli radicalmente. Alla fine dell’anno 1837, quando sta per prendere una decisione, sente parlare del Beaterio di Betlem da una sua amica. Questo nome risveglia in lei una specie di simpatia, un’attrazione irresistibile, ne resta come affascinata e da quel momento il Beaterio entra a far parte della sua vita.

Vincenza è decisa, convince della sua vocazione i genitori e il 23 dicembre 1837 di buon mattino parte alla ricerca del menzionato Beaterio. Va lì dove Dio la chiama per realizzare una missione: deve rinnovare, dare impulso, ravvivare la miccia fumigante, quello che resta ancora dell’unico Ordine latinoamericano nella Chiesa, l’Ordine Betlemita.

Entra nel Beaterio di Betlem il 1° gennaio 1838; con abbraccio tenero e pieno di affetto saluta i suoi familiari e senza alcuna esitazione oltrepassa la porta del Convento. Lì è attesa dal gruppo delle «beatas» che l’accolgono con manifestazioni di simpatia e di affetto, sentimenti che resteranno anche nei momenti più dolorosi di separazione e di allontanamento. Inizia il processo di formazione che è difficile per la giovane aspirante, perché sin dall’inizio avverte, pur nel fervore della comunità, alcune deficienze.

Emette la sua professione il 26 gennaio 1840, giorno in cui l’Ordine celebrava allora la solennità di Nostra Signora di Betlem. La giovane professa scopre dolorosamente nel convento una dura realtà, che è conseguenza di una serie di fatti che provocano l’indebolimento della vita spirituale nel Beaterio. Le circostanze dell’epoca poco favorevoli alla vita religiosa, e soprattutto la soppressione del Ramo maschile dell’Ordine, sotto la cui protezione era vissuto il ramo femminile per più di un secolo e mezzo, sottopongono «las beatas» di Betlem ad una situazione di insicurezza ed angustia; cause per le quali esse perdono entusiasmo e vivacità spirituale.

Tale circostanza ha costituito la congiuntura storica che ha fatto di Maria dell’Incarnazione Rosal la riformatrice dell’Istituto Betlemita.

Suor Incarnazione non trovando pace e tranquillità decide di passare al «Convento de las Catalinas» uno dei più ferventi della sua epoca. Ivi trova un ambiente favorevole alla preghiera, al fervore, all’osservanza,a tutto quanto ella ha desiderato. Non trova però quella pace interiore che si aspettava, e giorno e notte, è tormentata dall’inquietudine di trovarsi in un luogo dove Dio non voleva porla.

Ogni giorno con il cuore e con la mente tornava a Betlem, nasce in lei un’idea che cominciava prendere forza nel suo animo: “Se Betlemme cambiasse, se «las beatas» divenissero tanto fervorose come queste «Catalinas»?. Perché non unire la preghiera di questo convento con l’apostolato che esse svolgono con le inferme ed alunne? È lì, presso «las catalinas», dove ella scopre la sua identità spirituale attraverso la missione che darà senso alla sua esistenza: LA RIFORMA.

Dopo sei mesi Suor Incarnazione, sollecitata da Dio, ritorna a Betlem accolta da tutte le «beatas» con espressioni di tenero e grande affetto.

Passa poco tempo e a Betlem si assegnano gli incarichi. La giovane spontanea, colta, vivace e fervorosa, gode di tutte le doti per essere una guida spirituale. È presto nominata direttrice del collegio. Nel 1849 è nominata vicaria e maestra delle novizie; nel 1855 priora del Beaterio di Betlem. La missione de Priora la rende anima di preghiera e il Cuore di Gesù la trova aperta e pronta alle sue divine confidenze; il 9 aprile del 1857 le rivela attraverso un’esperienza mistica i dolori intimi del Suo divino Cuore. Quegli incarichi ricevuti e l’esperienza esimia spirituale sono per lei una opportunità che la Provvidenza le offre per la sospirata Riforma. Lotta perché le religiose più anziane accettino le Costituzioni da lei redatte in fedeltà allo spirito dell’Ordine e approvate dal Vescovo. La resistenza di qualcuna vanifica l’impresa. La Madre allora pensa alla fondazione di un nuovo Beaterio per salvare il carisma e la spiritualità betlemita.

Tenta una fondazione a «La Antigua» culla dell’Ordine, ma per circostanze varie non riesce e si vede obbligata a rientrare al Beaterio di Guatemala. Il 21 ottobre 1861 prova un’altra fondazione, questa volta nella sua città natale, Quezaltenango, e in compagnia di alcune religiose da lei formate, si avvia piena di speranza lì dove Dio la guida. Al Beaterio di Guatemala non tornerà più.

In Quezaltenango fonda la prima casa della riforma, che consolida con nuove vocazioni e una fiorente opera apostolica. Purtroppo ha breve durata questo tempo di pace e di progresso per la Madre e le sue seguaci; è presto stroncato da una ventata antireligiosa che colpisce Guatemala e causa l’espulsione di Ordini religiosi. La mite comunità ben presto si vede sconvolta dall’agitazione e dalla paura provocate dalla rivoluzione. Unite dinanzi al Crocifisso e dopo un momento di preghiera leggono comunitariamente la celebre “protesta” e la firmano. Il documento costituisce per le ventiquattro professe di Quezaltenango una promessa di fedeltà; è il vincolo che le terrà unite per sempre.

Dopo molte sofferenze ed angustie partono dal Guatemala in rotta verso Costa Rica per fondare le scuole di Cartago ed Heredia. Ivi la Madre, per suggerimento di un Prelato, riconosce l’urgenza di abolire la stretta clausura per dedicarsi all’educazione dell’infanzia e della gioventù e considera questo come risposta che il suo Istituto deve dare alle necessità della Chiesa e dei popoli. In Costa Rica le religiose restano dal dicembre 1877 fino al 1884, anno in cui esplode in questo paese la rivoluzione antireligiosa.

Soppresse le scuole di Costa Rica, le betlemite si dirigono verso la Colombia, paese che davanti ai loro occhi si presenta come un’oasi di salvezza. Giungono a Pasto, all’ora del tramonto del 23 dicembre del 1885. Pasto si converte in culla della Congregazione, in Colombia, e piattaforma da cui le betlemite si lanciano in missione apostolica per tutto il mondo.

Avvertendo il bisogno di conoscere personalmente le nuove opere che cominciano in Ecuador, il 10 agosto 1886 parte con alcune delle sue figlie verso questo Paese fratello. Nonostante l’infermità passando per Ipiales vuole visitare la Vergine del Rosario de Las Lajas.

Giungono a Tulcàn, il 14 agosto ricevute con entusiasmo ed affetto dalla cittadinanza; la Madre Maria dell’Incarnazione pero è già abbastanza debole e ammalata. Dieci giorni dopo, il 24 agosto, vigilia della festa dei Dolori Intimi del Sacro Cuore di Gesù, celebrazione che lo stesso Signore aveva chiesto alla Madre, ella spira, circondata dalle sue figlie.

“vola verso la casa del Padre. Ha 66 anni ed un’immensa quantità di croci, di sofferenze e di meriti”

Il suo corpo incorrotto si trova nella città di Pasto, Colombia, ove è esposto alla venerazione dei fedeli.